m

CI TENEVO ALLA LINEA.

Non ho mai avuto un amore o nemmeno una semplice attrazione per la macchina fotografica. Piuttosto bruttina come oggetto, pensavo. La trovavo una roba vecchia, noiosa, fredda. Ecco, spigolosa. Ogni tanto in tv mi capitava di vedere quei fotografi appostati, con i loro obiettivi lunghissimi, come cannoni. Sembravano un plotone di esecuzione. Poi un giorno…Già, quel giorno. Sì, dieci anni fa, era proprio la fine del 2004. Ero a casa di un amico e così, senza troppo interesse, ho notato una serie di immagini appese al muro. Linee, colori, spazi eleganti…parevano dei poster fatti al computer. “Chissà come si fa”, pensavo. In fondo era tutto piuttosto bello, dicevo tra me e me. “Ti piacciono le foto?”. Era il mio amico. “Eh?”, replicai un po’ incredulo. Non mi pareva vero. Finora per me una “foto” era un monumento grigio, con davanti qualcuno che si sforza di sorridere. O un panorama, un monte, una cascata. Cosette simili, carine, che poi si mettono sopra un mobile dentro a una cornice. E quella volta di “selfie” nessuno parlava ancora. Ma qualcosa mi colpì. Forse l’idea che esisteva un modo per dar forma alla mia fantasia. E alla voglia di esprimerla. All’epoca facevo l’elettricista e i sogni di reporter non occupavano le mie notti. No di certo. Però…però decisi di provare, per capire come quell’oggetto spigoloso e cupo poteva sposarsi con la mia mente. E così una parte della tredicesima se ne andò per l’acquisto della mia prima macchina fotografica. Una Canon S50, ricordo bene, con cui si poteva lavorare in manuale. In realtà, vi confesso, non sapevo esattamente dove andare a parare. Un po’ come quando ci si compra la mountain bike, o gli scarponi da montagna, perché di colpo si sente il desiderio di “libertà”. Ora non ricordo esattamente quante biciclette sono passate per la mia cantina…però per quell’aggeggio che mi giravo tra le mani era qualcosa di diverso. Ecco, mi dicevo, vorrei provare a osservare il mondo in maniera diversa. Il mondo? Così fu. Cominciai a consultare manuali e ad approfittare del tempo libero per scattare qualcosina. E, in effetti, all’improvviso tutto iniziava a cambiare prospettiva. Mi pareva di vedere il mondo fuori per la prima volta. Andavo svelto, avevo fame di conoscere, tentare. Così, nel dicembre di quell’anno, su consiglio dell’amico che mi “iniziò” a questo mestiere, Bruno Sturman, partecipai al mio primo concorso, indetto dal Circolo Fotografico Triestino. Avevo portato sette foto in tutto. Il soggetto era il Castello di Miramare, a Trieste, immortalato con quell’occhio “diverso” – alternativo? – che avevo dentro di me e che iniziavo ad allenare. Con mio stupore mi sono trovato tutto il lavoro esposto. I complimenti di mio padre, degli amici e di semplici curiosi mi spinsero ad andare avanti. E a cercare, anzi a desiderare, sempre più tempo da dedicare alla mia piccola compatta Canon. Mi sentivo bene, come protetto da quella rigida scatoletta di metallo che avvicinavo agli occhi. Mi attraevano i particolari, i colori e le loro tonalità. Che, in qualche modo, diventavano miei. Nei primi esperimenti non comparivano persone, ma solo forme, linee, angoli e geometrie. Ero “spigoloso” anch’io? (continua…)

Commenti